Sidrome metabolica
Che cos’è ?
L’eccesso di grasso localizzato a livello addominale e la resistenza insulinica sembrano essere i fattori chiave per identifi care una condizione chiamata “sindrome metabolica”. La presenza di tale sindrome aumenta il rischio di diabete e di malattie cardiovascolari. La sindrome metabolica è diagnosticata quando sono presenti tre o più dei seguenti fattori di rischio:1

Il trattamento
Il trattamento ha l’obiettivo principale quello di ridurre le cause sottostanti, pertanto:1
Perdere peso se si è in sovrappeso
Un calo di peso di circa il 5-10% rispetto al peso iniziale riduce di per se tutti i fattori di rischio cardiovascolari.
Fare esercizio fi sico regolare
Diversi studi hanno dimostrato che un attività fi sica regolare è in grado di ridurre il rischio di mortalità per malattie cardiovascolari. L’attività fi sica dovrebbe essere svolta quotidianamente o comunque si consigliano circa 30-60 minuti per la maggior parte dei giorni della settimana Altro obiettivo nella gestione e trattare i fattori di rischio che si manifestano nella Sindrome Metabolica2:
Ridurre il consumo di sale (cloruro di sodio) nella dieta
Per ridurre il consumo di sale limitarne al minimo l’utilizzo nella cottura e nella preparazione del cibo. Alcuni cibi o alcune preparazioni sono ricchi in sale per cui andrebbero evitati: carne e pesce in scatola (tonno, sardine, manzo in gelatina), acciughe e aringhe sotto sale, pesce affumicato o in salamoia, molluschi e crostacei, insaccati, formaggi stagionati (pecorino, parmigiano, etc.), dadi da brodo, salse pronte, conserve, sottaceti, olive in salamoia, patate chips, noccioline salate.
Limitare il più possibile gli alcolici e gli zuccheri semplici
Gli alcolici e i dolci vanno molto limitati. Saltuariamente si può scegliere il budino fatto con latte scremato o i biscotti secchi ma in quantità ridotte L’abuso di alcol è associato ad un incremento della pressione arteriosa per cui è meglio non superare i due bicchieri al giorno per gli uomini e un bicchiere per le donne
Ridurre il consumo di sale (cloruro di sodio) nella dieta
Si consiglia di limitare al minimo l’utilizzo del sale nella cottura e nella preparazione del cibo. Alcuni cibi o alcune preparazioni dovrebbero essere evitati perché ricchi in sale: carne e pesce in scatola (tonno, sardine, manzo in gelatina), acciughe e arringhe sotto sale, pesce affumicato o in salamoia, molluschi e crostacei, gli insaccati, i formaggi stagionati (pecorino, parmigiano, etc.), i dadi da brodo, le salse pronte (salsa di soya, ketchup, ecc.), le conserve, i sottaceti, le olive in salamoia, le patate chips, le noccioline salate.
Seguire una dieta povera di grassi con i seguenti accorgimenti:
- Usare condimenti vegetali. Dovrebbero essere aboliti burro, lardo, strutto e margarina che vanno sostituiti con oli vegetali in particolar modo olio extra-vergine di oliva. Evitare l’assunzione di alimenti ricchi in grassi come gli alimenti sott’olio, le salse in genere, i cibi fritti, i tramezzini, etc..
- Assumere carni magre con moderazione. Il consumo di carni va limitato a circa 2/3 volte alla settimana scegliendo sempre carni magre. Le frattaglie vanno abolite cosi come gli insaccati. Sono invece consentiti prosciutto crudo, bresaola, speck, prosciutto cotto coscia purché privati del grasso visibile. Gli omega-3 che si trovano soprattutto nel pesce hanno mostrato un effetto positivo sulla riduzione del tasso di trigliceridi nel sangue per cui il consumo di pesce andrebbe aumentato.
- Limitare le uova a non più di una volta alla settimana.
- Scegliere latte e yogurt scremati o parzialmente scremati. Il consumo di formaggi va limitato a non più di 1-2 volte alla settimana.
Bibliografia
Grundy SM, Cleeman JI, Merz CN, Brewer HB Jr, Clark LT, Hunninghake DB, Pasternak 1. RC, Smith SC Jr, Stone NJ. Implications of recent clinical trials for the National Cholesterol
Education Program Adult Treatment Panel III guidelines. Circulation 2004 Jul 13;110(2):227-39.
2. American Dietetic Association. Disorders of lipid metabolism evidence-based nutrition practice guideline. Chicago (IL): American Dietetic Association; 2005 Aug.




